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venerdì 29 giugno 2012


“LA CONTESSA NERA”- REBECCA JOHNS

Titolo: La Contessa Nera
Autore: Rebecca Johns
Traduttore: Caudia Marseguerra
Editore: Elefanti Bestsellers
Pagine: 321
Prezzo: 11,60 euro
Data di Pubblicazione: 2011


Trama:

Ungheria, 1611.L'alba illumina l'imponente castello di Csejthe. Nella torre più alta, una donna elegante, austera e vestita completamente di nero è sveglia da ore. Sta fissando, attraverso una piccola feritoia nel muro, un pezzo di cielo che volge all'azzurro mentre le stelle lentamente scompaiono. Sa che quello squarcio di cielo è l'unica cosa che riuscirà a guardare per il resto della sua vita. L'ultima pietra che, per decreto del palatino, la condanna a essere murata viva in quella stanza è appena stata posata. Ma la contessa Erzsébet Bathory non ha nessuna intenzione di accettare supinamente il destino che le viene imposto. Non l'ha mai fatto nella sua vita. Erzsébet è solo una bambina innamorata dei libri quando, nella dimora in Transilvania dove vive insieme alla sua famiglia, assiste ad atti di violenza indicibili. Atti che la segnano nel profondo e che non potrà mai dimenticare. Neanche quando, a soli undici anni, è costretta a sposare l'algido, freddo e violento Ferenc Nadasdy; Un uomo sempre lontano, più interessato alla guerra e alle scorribande che a lei. Erzsébet è sola, la responsabilità dei figli e dell'ordine nel castello di Sarvar è tutta sulle sue spalle. Spetta a lei gestire alleanze politiche e lotte di potere. Questo le procura non pochi nemici e coincide con l'emergere dell'anima più nera della donna. Strane voci iniziano a spargersi sul suo conto. Sparizioni di serve torturate e uccise, nobildonne svanite nel nulla. 

Si tratta di una cospirazione? O siamo di fronte a una donna malvagia e perversa? O il male è l'unico modo per Erzsébet di sopravvivere e lottare in un mondo dominato dagli uomini? 

Recensione:

Inzia tutto il 22 Agosto 1614, con una lettera che annuncia la morte della vedova Nadasdy nella sua prigione di pietra,la voce che ci introduce è quella del Reverendo Zacharias, amareggiato nell’aver fallito la sua missione di redenzione dei peccati della donna e indeciso sul cosa fare riguardo alle lettere da lei lasciate al figlio. Questi fogli, lasciati dalla donna sono pagine di diario da reclusa, in cui si mescolano racconti della sua reclusione a momenti della sua infanzia e crescita, fino ad arrivare allo stato attuale della reclusione. 

La Erzsebet che veniamo qui a conoscere è una bambina, secondogenita di una ricca e famosa casata Ungherese, i Bárthory, dalle idee già molto chiare, nonostante la giovane età. Durante i festeggiamenti per la nascita della sorellina Klara, uno zingaro viene catturato e punito per aver venduto la figlia. La punizione a cui sarà destinato l’uomo sarà tremenda: l’uomo viene cucito vivo nella pancia di una cavalla, lasciando fuori solo la testa. Erzsébet non si spaventa ne sente pietà per l’uomo, al contrario gli sputa in faccia per punirlo della decisione di vendere la figlia, forse presagio della donna che sarà destinata a diventare.

I genitori la promettono in sposa a Ferenc Nasdady, unico erede della fortuna di famiglia e parimenti importante come famiglia a quella dei Bárthory, da qui iniziano gli studi per diventare una buona moglie, una buona madre e soprattutto donna dal polso fermo per amministrare la casa che avrà in mano un giorno non molto lontano.
La tragica morte del padre lascia István appena sedicenne come  capo famiglia, mentre la madre un tempo bellissima, si lascia cadere nel dolore. Dopo qualche mese dalla morte del padre, viene mandata a casa della futura suocera, per conoscere il fidanzato, prendere confidenza con la casa e perfezionare l’educazione. Nonostante tutto il lavoro da lei fatto, Ferenc la tratterà per anni con la più totale indifferenza, cieco davanti alla sua bellezza e ignaro del fatto che anche lei fosse infelice quanto lui di sposarsi per dovere e non per amore. 

Una storia secondo me davvero ben scritta, molto fluida è stata la mia lettura, che ha impegnato solo 2 giorni. L’educazione rigida e l’uso costante di alcune pratiche punitive tra i nobili, le umiliazioni subite, la fallimentare ricerca del vero amore, sono alcune delle ragioni che possono aver plasmato il carattere di Erzsébet, rendendola una delle prime donne serial killer della storia, anche se forse sono solo illazioni, ancora oggi non possiamo dire con certezza cosa la spinse a compiere tutte quelle azioni malvagie, ma il sottotitolo stesso del libro dice:

“Madre. Amante. Strega. Assassina. A volte il male è l’unico modo per difendersi”


Giulia



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