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venerdì 29 giugno 2012


“IL PRIGIONIERO DEL CIELO” di Carlos Ruiz Zafon

Titolo: Il Prigioniero del Cielo                                                      
Autore: Carlos Ruiz Zafon
Traduttore: Bruno Arpaia
Casa editrice: Mondadori
Pagine: 349
Prezzo: € 21,00 
Data di pubblicazione: 24 febbraio 2012



Nella Barcellona di fine anni 50, ci troviamo nella libreria di Sempere, il padre di Daniel che cerca di trovare una tattica di vendita posizionando un grande presepe nelle loro vetrine dato l’arrivo del Natale imminente. Periodo molto importante per Fermin che sta per sposare Bernarda, durante la Vigilia di Natale fa il suo ingresso in libreria un uomo dall’aspetto malmesso, che a tutti i costi vuole acquistare il libro più costoso del negozio, un’ edizione pregiata e antica del “Conte di Montecristo”. L’uomo scriverà una dedica molto particolare e lascerà il libro in regalo a Fermin, dando a Daniel il compito di consegnarglielo.

Preoccupato per l’amico, Daniel cerca subito di indagare riguardo l’identità del malandato uomo, senza immaginare nemmeno lontanamente che andrà ad insinuarsi nelle profondità nascoste della vita passata di Fermin. L’amico si rivelerà essere stato un ex prigioniere fuggiasco della fortezza di Montjuic, dove si era trovato rinchiuso per motivi politici alla fine degli anni trenta, dove aveva condiviso le proprie sventure con gli altri sventurati prigionieri, tra cui lo scrittore David Martin, noto già allora come lo scrittore “maledetto” e già apprezzato e conosciuto dal giovane Fermin di allora.

Fermin, aveva scoperto durante la sua prigionia, che il temibile direttore Mauricio Valls, letterato senza alcun talento che vedeva nel regime franchista un modo come un altro per raggiungere una fama affatto meritata, aveva commissionato a Martín un romanzo che avrebbe pubblicato con il suo nome, dietro la promessa, che non avrà intenzione di rispettare, di non coinvolgere Isabella, amica e protetta di David e madre di Daniel, nelle accuse di omicidio e altre nefandezze rivolte allo scrittore.

Allo stesso tempo, il suo compagno di cella, Salgado, si affannava nel nascondere il segreto di un tesoro nascosto che avrebbe voluto recuperare una volta rilasciato, Fermin era riuscito grazie all’aiuto di Martin ad elaborare un piano di evasione dal castello dopo aver promesso allo scrittore di proteggere Isabella e suo figlio Daniel.

A seguito di molte imprese, Fermin riesce a mantenere la sua promessa, arrivando però troppo tardi per impedire la morte di Isabella che comunque non sarebbe riuscito a fermare. Dai tempi della prigionia, Fermin cerca di portare avanti un esistenza dignitosa, proteggendo tutte le persone a lui care e non solo nel dovere di rispettare la promessa fatta a Martin, tra cui ovviamente Sempere il padre, Daniel e sua moglie Bea. Tornare a contatto con l’uomo malmesso che è riemerso dal passato, potrebbe distruggere il sottile equilibrio della vita costruita dal povero Fermin e il coinvolgimento di Daniel negli eventi è purtroppo inevitabile ed è arrivato il momento di raccontare a Daniel il suo passato burrascoso che si intersecava col Prigioniero del Cielo Martin e poi con Daniel.

Un capitolo sicuramente meno soprannaturale rispetto ai due precedenti, che avrebbe potuto avere come titolo alternativo “La storia di Fermin”, nel quale vengono svelati i misteri della vita passata di Fermin e dove ai personaggi soprannaturali e diabolici in stile gotico dei precedenti romanzi, come Andreas Corelli e Lain Coubert, si sovrappongono mostri reali come Juan Fumero e Mauricio Valls, cattivi che approfittano degli orrori di questo periodo, durante il regime di Franco, esprimendo il loro potere senza scrupoli e con atti di mera cattiveria e malignità infinita.

La trama si dispiega tra flashback storico-familiari e retroscena aggiungendo nuove tessere nel puzzle dell’infanzia di Daniel, in cui l’autore dimostra di aver perso lo stile fantastico e acquistando uno stile più simile a quello di Dumas. Certo non bisogna aspettarsi una soap opera, anzi tramite l’abile prosa dell’autore e grazie sicuramente all’apporto dato dal traduttore Bruno Arpaia, lo stile è scorrevole, quasi musicale, senza cadute di stile che lo rende un romanzo difficile da metter giù e che tiene incollati dalla prima all’ultima riga.

Invito chiunque alla lettura del romanzo “Il Prigioniero del Cielo” per la sua scorrevolezza e i molti altri aspetti già descritti precedentemente, a coloro cha hanno apprezzato i titoli precedenti, L’Ombra del Vento e Il gioco dell’Angelo ma sicuramente anche a chi non ha ancora letto nulla di questo grandioso autore conscia del fatto che verrà sicuramente apprezzato.

 Giulia



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